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Venzone e la zucca

9 Ottobre 2021

Quando sento pronunciare “Venzone” penso alle zucche e alle mummie. Mi ci portò un amico carnico, Massimo, nell’estate del 2016.  Ricordo che mi raccontava del borgo con grande orgoglio, indicandomi i palazzi che furono completamente distrutti ed interamente ricostruiti, pietra su pietra, così come erano e dove si trovavano prima dei disastrosi terremoti del 6 maggio e del 15 settembre 1976.
Venzone è la dimostrazione che “la bellezza salverà il mondo”, è l’unico borgo del ‘300 del Friuli Venezia Giulia ed è Monumento Nazionale perché rappresenta la volontà e lo spirito di sacrificio di tutti i friulani e gli italiani che hanno lavorato alla sua ricostruzione.

Fin dall’epoca dei Celti deve la sua fortuna alla sua posizione di passaggio obbligato verso il nord, successivamente i Romani ne fecero una loro statio lungo il percorso della via Julia Augusta che dal sito di Aquileia portava al Norico.  Queste informazioni sono documentate da diversi reperti archeologici venuti alla luce durante gli scavi per il restauro del Duomo.
Passeggiammo tra le mura del borgo a piedi, dall’ingresso sud fino alla porta nord, osservando le case ed i palazzi. Mi rifiutai di scendere in una specie di catacomba dove sono esposte le mummie, non essendo affine io a questo tipo di visioni. Vidi piuttosto numerose botteghe dedicate alla lavanda ma scoprii poi che della lavanda, nei campi di Venzone, non c’è traccia.
Mi ripromisi di tornare in occasione della tradizionale festa della zucca che qui si svolge solitamente nella seconda metà di ottobre, quando appunto è periodo di zucche!

Foto © Lucio Ulian

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