Storie

Il bosco del Farneto

21 Maggio 2022

Ci sono alberi di rovere e di roverella, grandi querce, pino nero, carpino bianco, acero, tiglio, felci e non mancano i grandi patriarchi alti anche più di 20 metri, monumenti naturali che ci confermano l’antica vasta estensione del bosco Farneto. Già perché il “Boschetto” di Trieste è un parco urbano comunale, prezioso avanzo di una ben più estesa foresta che circondava la città fino al quindicesimo secolo.

Per me il boschetto era un luogo la cui storia già più volte mi ero sentita raccontare e mi era piaciuta. Poi è diventato  il luogo che mi ha accolta, praticamente ogni giorno, in quei mesi durante i quali la pancia mi cresceva sempre più.
Fu donato ai triestini nel 1844 dall’imperatore Ferdinando “per la delizia pubblica” perché già allora, in una Trieste molto più piccola di oggi, si sentiva il bisogno di luoghi belli. Fu rimboschito quasi integralmente dopo il secondo conflitto mondiale poiché nel 1944, quando la situazione nella provincia giuliana precipitò e ci fu carenza di rifornimenti di legna da ardere, il Boschetto divenne fonte indispensabile di approvvigionamento di legna per le forze armate e anche per la popolazione.
Sovrasta il rione di San Giovanni e con i suoi cento ettari si estende da San Luigi a Melara fino al rio Farneto che è il torrente che scorre nella Valle di Longera.
Il terreno sul quale dimora il Bosco prende il nome di Flysch, termine che derivando da una forma dialettale della Svizzera tedesca, significa “terra che scivola” e vi incontriamo un mosaico di tipi di piante diverse, alcune spontanee ed altre introdotte artificialmente.

Foto © Lucio Ulian

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