Storie

La conca di Percedol

7 Agosto 2022

Gli alunni delle Civiche Scuole Popolari di Trieste venivano qui accompagnati in gita poiché, insieme alla conca di Orlek (la più grande dolina del Carso), a Longera e al Boschetto, questo luogo costituiva la meta preferita per lezioni destinate all’insegnamento di materie come geografia e scienze naturali, che si svolgevano all’aria aperta, rientrando nelle cosiddette attività “a carattere igienico”.
La conca di Percedol, con il suo stagno e gli arbusti tra i quali dimorano molti animali e vegetali, dona quel senso di refrigerio solo a guardarla. L’origine dello stagno è naturale e l’uomo lo ha usato come riserva d’acqua ma anche per scopi ricreativi: tra ‘800 e ‘900 Percedol era ritrovo invernale dei triestini che vi giungevano in carrozza (o in tram e poi a piedi) per pattinare sul ghiaccio. Trovandosi infatti sul fondo di una dolina ombrosa l’acqua che ristagna con il freddo dell’inverno ghiaccia.

Quando Flavia Segnan ci condusse li per raccontarci la storia del luogo, la terra era tremendamente bagnata ed io, che senza tacchi all’epoca non uscivo neanche di casa, non riuscivo neppure a camminare senza affossarmi. Erano le occasioni in cui Guido se la rideva sotto i baffi maggiormente per via del tema: l’incongruenza tra il mio outfit e la geologia dei luoghi.

Foto © Lucio Ulian

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